
Il sogno di Ruggero Ugo Arioti@2011
1
Il vento passava sopra le pietre con la sua insaziabile forza e le spostava, facendole rotolare sulla sabbia della duna di Metredisto tra il vecchio e il primo Mondo. Come farò ad arrivare fino a domani, pensava Ruggero, al colmo della sua luna. La battaglia lo aveva portato fuori da ogni luogo conosciuto. Ora poteva vedere anche i morti e parlare con loro, ma non credeva di esserlo anche lui, anzi sembrava proprio ancora tutto d’un pezzo, anima e corpo!“ Dovè il mio cavallo?”penso possentemente Ruggero d’Altavilla, alzandosi in piedi contro il vento nemico e la sabbia fitta come nebbia.-Sono qua Ruggero nella Terra dei Cavalli, dove i sogni hanno giusta sede, magister! Sono ancora forte, corro, galoppo, magari non più come prima, ma ti ho servito, obbedito, divertito. Ho condiviso con te sudore e lacrime, battaglie e ferite, ma ora mi devi lasciare andare Ruggero!-L’ombra di Giuditta d'Evreux lo avvolse e lo consolò!-Va e riprendi il tuo cavallo, io ti aspetto alla Rocca!- disse quello spirito o così gli parve di sentire.Gridò più forte del vento il nome del suo cavallo e quello, come sempre, obbediente tornò dalla terra dei sogni per riportarlo a Mileto!Calvalcò per tre giorni dentro quel deserto immane, senza tempo e quando le garitte antiche che segnavano il confine tra la terra e il cielo apparvero ai suoi occhi gonfi come rospi dentro una pozzanghera, finalmente, cadde dal suo destriero e si addormentò.Trascorsero giorni, forse, prima che una fanciulla dalle sembianze delicate e dalla carnagione fresca come l’acqua e eccitante come il buon vino, lo svegliò e diede un nome al suo sogno: la morte è un'altra porta dell’esistenza!“L’esistenza terrena è il tempo che ci accompagna, in modo più o meno completo, nei vari passaggi dalla nascita alla morte...”- Goffredo!- urlò il Duce destato dall’acqua fresca e dal corpo soave e impudico della fanciulla del Sole.- Mio signore, non è uso gridare in queste lande eterne. Il vento porta la voce e qua di vento c’è solo il respiro dell’anima!- disse la fanciulla accarezzando la testa enorme e grossolana del condottiero senza esercito.A fatica Ruggero aprì gli occhi, la luce del sole gli dava un enorme fastidio e un dolore freddo come il sale di pietra.Le sue mani carnose e ossute, piene di calli e cicatrici, ruvide e sporche di fango, cercavano di aprirsi come fiori al mattino, per toccare quel manto carnoso iridescente e vellutato, ma non si muovevano che due dita. Assolutamente insufficienti a sentire il suo calore e la sua forza!Le palpebre pesanti si serrarono nuovamente e nell’ombra del suo occhio vide apparire Giuditta. Sorrideva e muoveva le sue vesti di seta bianche come lenzuola d’amore in un letto immenso e contornato da palme e da una luce accecante.- Vieni amore mio … vieni con me ….- cantava Giuditta!- Non posso devo uccidere questi straccioni che il papa mi manda contro. Non ora. Non ora. Non ancora ….-“Domandai a Dio tutto per godere la vita e Dio mi ha lasciato la vita perché potessi apprezzare tutto.”- Questi straccioninon sanno più che cosa inventare. .....- lamentava Ruggero.- Ascoltali mio Signore e troverai la chiave!- disse la fanciulla del Sole mentre si scioglieva in carezze, verso quell’ammasso informe di carne umana e corazza che grondava sangue, latte e sudore di fango da ogni lato del suo involucro fisico.A poco a poco il guscio si andava sciogliendo e l’acqua, che cominciava a cadere da un cielo azzurro e assolutamente bugiardo, portava via quella crosta d’essere umano belligerante e infetto.- Una volta ti ho amato mio bene profondo e doloroso.- gli uscì dal petto come fumo dalla carne bruciata.- Quelli che erano vecchi e sofferenti sono ora vigorosi e gagliardi. Quelli che erano feriti o storpi sono di nuovo integri e forti … -- Come noi li ricordiamo nel sogno dei giorni e dei tempi passati?-- Sono tutti felici e contenti, tranne che per una piccola cosa: ognuno di loro sente la mancanza di qualcuno molto amato, qualcuno che hanno dovuto lasciare indietro...-- Giuditta! Sei tu allora?-“Ti ho amato di un amore sterminato … La mia anima non era con me ma con te, e se non era con te non era in nessun posto …”- Sono stato un vigliacco. Un codardo.-- Un uomo, Ruggero. Un uomo. Solo un uomo. – Ora il Conte giaceva nudo su una spiaggia dorata incorniciata di palme lussuriose e verdeggianti e animata dagli uccelli del Paradiso colorati e luminosi.La corazza e l’elmo piumato scintillavano al sole come in una vetrina d’esposizione prima della pugna e tornava, ad accarezzare il suo corpo virile, una brezza marina leggera.Nella brezza leggera e nell’ebbrezza del ritrovarsi ancora vivo vide un tritone e una sirena che chiacchieravano ...- Chi siete?- gridò col piglio del Re!Quelli si rituffarono nelle acque chiare della laguna e sparirono dai suoi occhi.Ruggero si stupì, poi si rammaricò. Era stato lui con le sue brutte maniere a far scappare gli angeli da quel luogo infinito di pace?- Parla senza voce e il Mondo ti ascolterà!-- Giuditta, amore mio, dove sei?-- Dentro il tuo cuore, smembrata e disciolta come neve al sole!-- Vorrei toccarti ancora e carezzare le tue mani delicate e lunghe come le ombre dei miei pensieri. Ma non ti vedo. Non ti vedo più. Ma ti sento … -
Nessun commento:
Posta un commento