mercoledì 8 febbraio 2012

L'insostenibile leggerezza dell'essere

L'insostenibile leggerezza dell'essere sembra a molti una frase fatta o un luogo comune eppure quando ci scontriamo con la morte da vicino, quando viene meno una persona che amiamo o che conosciamo riaffiora nella nostra mente, ineludibile, il senso di questa espressione e tutta la sua "pesantezza".
succede così che ognuno di noi, secondo il suo Credo e le sue Regole, da un motivo, una spiegazione a questo evento che definisce il ciclo vitale di un essere vivente.
La ricerca verte sempre sul ragionamento paradossale, per certi versi e forse vacuo, che prosegue dall'inizio dei tempi con la fatidica domanda: Chi siamo, da dove veniamo e dove andiamo?
Lungo è il discorso sulle correnti di pensiero organizzate e le teologie che hanno ipotizzato delle risposte. Essenzialmente siamo, come tutto l'Universo, polvere cosmica, che si aggrega in cellule che collaborando insieme formano il nostro corpo fisico, una macchina che col tempo va sempre più deteriorandosi fino al suo definitivo collasso. La forza che muove la macchina è l'Anima. anche a questo proposito possiamo trovare infinite soluzioni ipotetiche studiate da sempre dall'uomo, ma il fine di questo?
Perchè?
E' una riflessione che vogliamo iniziare con voi e continuare senza soluzione di continuità. Aspettiamo le vostre domande, ipotesi, o idee per sviluppare questo impervio cammino.
Grazie
Daniela e Ugo Arioti 

lunedì 6 febbraio 2012

Domani è un altro giorno, si vedrà! ( da Bellavista & Co)






Ettore Bellavista era al bar, quando arrivò la busta gialla. In un paese come il nostro ci conosciamo tutti e non vi deve sembrare strano che Filippo Gioè, il postino, consegnasse una missiva proprio al tavolino del bar. Ettore la aprì accuratamente. La lesse e la rimise a posto. Pensavo che fosse qualcosa che aspettava da tempo e che si era risolta finalmente; una vecchia vertenza con un amministrazione pubblica, una vecchia storia, una vincita. Finalmente pensai!  Ora poteva tirare un respiro di sollievo,  invece lui restò fisso e imperscrutabile. Insomma proprio incomprensibile no.  Mi parve che gli scendesse una piccolissima lacrima dall’occhio sinistro, quello del cuore! Non ci posso giurare! Ma qualcosa di melanconico attarversava la mente dell’amico mio. Mi guardò come si guarda una persona amica e fedele, pose la sua mano sulla mia spalla e mi disse:- O Capitano! Mio Capitano! Il nostro viaggio tremendo è finito …-

- L’ho sentita in un film, non vorrei sbagliarmi ma non era quello con Robin Williams … Carpe diem?-

- Il film aveva un altro titolo, ma quello che ricordi, è la poesia di un scrittore americano dell’ottocento: Whitman!-

- La mia ignoranza sul movimento letterario americano dell’ottocento è assai profonda, a parte Hermann Melville impareggiabile e fantastico creatore di Moby Dik e Mark Twain col suo Tom Sawyer, non so assolutamente nulla.-

- Non è nulla, anzi! Tra questi che hai citato puoi inserire Whitman e, se vuoi allargare un po’ i tuoi orizzonti, mettici anche Harriet con la capanna dello zio Tom.-

Sorrise e il suo sguardo riprese luce e colore. Ordinammo un altro caffè e una cassatedda con la ricotta. La notizia arrivava dal suo avvocato, quello che aveva curato la sua separazione consensuale dalla moglie che tutto d’un tratto aveva scoperto di non amarlo più o di non averlo mai amato o qualcosa del genere. La nota era sul tavolo piegata in quattro e infilata dentro una busta gialla col suo indirizzo, al centro su un post incollato e il timbro dello studio legale  di Palermo.  Non potevo fare a meno di osservare quella busta. Curiosità? Non lo so, era più forte di me. Ettore prese la busta e la spinse dal mio lato:- Puoi leggerla!-

- No, figurati ….io …- risposi impacciato.

- C’è scritto che la causa di divorzio è fissata per il sette settembre di quest’anno.-

- Scusa.-

- Di che?-

- Della mia curiosità femminina…insomma…-

- Salvo, stai tranquillo, non hai violato nessun tabernacolo! È una comunicazione, niente altro che una semplice lettera che mette in agenda l’arrivo in porto di questa ossuta nave del divorzio. In Italia ci vogliono tre anni prima di poter dire che sei divorziato e, quando c’è una signora che ci specula su per alzare il prezzo il tempo si allunga. La Legge è dalla loro parte … Ma per ora non ci voglio pensare, domani telefono al mio avvocato e fisso un appuntamento per capire cosa devo fare.-

Il bar dove ci incontravamo, quello sul corso appena superata la matrice, dal lato opposto, è uno di quei luoghi dove il tempo sembra essersi fermato. Il proprietario, burbero all’apparenza, tutto sommato è un brav’uomo.  Ogni volta che Bellavista deve pagare trova sempre un modo per regalargli qualcosa. Ettore è un cliente familiare. Così anche quella volta, u zu Cicciu, non ci fece pagare in ricordo della vecchia comune militanza nella squadra di calcio del paese. Bellavista gli ripeteva sempre: “ Ciccio oh Ciccio, vedi che non vengo più se non mi fai pagare” e quello: “ E che sarà mai per un caffè che offro a un carissimo amico …vieni sempre che per te è sempre aperto!”.La liturgia comporta che dopo il caffè si fa una passegiata sul Cassaro verso il falso monumento del Marchese di non so cosa che per sua comodità e onore, essendo sindaco, fece costruire in quel posto del Corso una fontana  significativa nella piazza e la gente la chiamò la fontana “dell’ottu cannola” per via delle otto bocche di metallo da cui esce l’acqua che si riversa nella vasca al cui centro sta in bella mostra una lapide baroccheggiante ( come fosse stata eretta secoli prima!) che racconta l’evento ai cittadini. Si cammina e si chiacchiera.

L’aria è frizzante al crepuscolo e invita ad ammorbidire anche i discorsi. Parliamo di dolci e di ricette di carne, pomodoro e melanzane.

Ci salutiamo un oretta più tardi e ognuno riprende il suo solito tran tran. Penso ancora a quella busta gialla e ricordo le parole di Ettore durante quella pausa caffè: “In Italia ci vogliono tre anni prima di poter dire che sei divorziato e, quando c’è una signora che ci specula su per alzare il prezzo il tempo si allunga. La Legge è dalla loro parte …”. La legge è dalla loro parte? Allora meglio non sposarsi mai! Se dopo una vita di sacrifici ti ritrovi a dover subire l’ingiuria dei Magistrati,  del tempo e di una stupida donnetta che vede il matrimonio come una azienda personale da far rendere il più possibile. Mi riferisco al suo caso, naturalmente. Mi chiedo dove sono andati a finire i principi, la morale il comune senso del pudore. Meglio non rispondersi e andare a dormire. Domani è un altro giorno, si vedrà! Siamo siciliani!

giovedì 26 gennaio 2012

L’equazione del vapore

L’equazione del vapore: Callisto Tansic,segretario scolastico, uomo di mezza età,filosofo pitagorico, si innammora di una bella giornalista a caccia di scoop e ... diventa un figlio delle stelle!

ARCHITETTURA E FILOSOFIA






ARCHITETTURA E FILOSOFIA
di Ugo Arioti
fa parte di una serie di scritti di prima del XXI Secolo era il XX quasi XXI

1.1 Chi conserva l’anima nel bagno razionalista non può godere del mare, della natura libera, del bacio del sole.
Lui costruirà una rete modulare per dividere il sole in quartini ed erediterà le macerie delle guerre per farsi spazio, allontanando il mare.
L’Amministrazione Pubblica della nostra città (Palermo, si è proprio Lei, la signora punica sdraiata all'ombra della santuzza), che come tutti ben sanno, per ora è molto impegnata, date le vicine elezioni, su problemi dell’ecologia e di territorio, ha deciso di fare della zona compresa tra la Via Alloro (ex), la Via Butera, la Magione e Via Garibaldi (fu ferito), un parco nazionale; vi si potranno ammirare moltissime specie in aumento progressivo di Rattus Palermitanus Cornutus fra gli animali e di Ortica Disgraziatas, fra le piante.

1.2 IL SOGNO E LA MEMORIA
L’uomo è il padrone del mostro.
Mi occuperò di un argomento vecchio come tutti gli altri che conoscete già; la vostra paura del buio, come la mia, ha per molti versi lo stesso segno, ci differenziano le sfumature. Per semplicità basta un manichino dipinto in una galleria buia, per parlare di mostruosità e paura. Ma dov’è il mostro? È una bestia rara? Siamo noi.
Come lo preferite, lo possiamo costruire grande e grosso, come King Kong; cova dentro di noi e nel buio delle nostre case di pietra, scava la nostra anima fino a farne emergere ogni mostruosità più morbosamente nascosta alla luce.

1.3 LA TRASGRESSIONE

C’era una volta il Rinascimento, dicono, e proprio allora i pittori riuscirono ad impadronirsi della profondità, e chiusi nella gabbia prospettica, scoprirono contemporaneamente che era facile riempirla di mostri, deformando il quadro con le stesse leggi della prospettiva.
Ci sono forse dei momenti in cui si ricorda che il linguaggio sul mondo non è il mondo, che tutto ciò che vediamo potrebbe essere diverso, che tutto ciò che possiamo descrivere sia diverso, che non c’è nessun ordine a priori nelle cose.

1.4 METAMORFOSI
Nasconditi dietro di me, mimetizzati col cielo, cambia forma per piacere a Lei. La mimesi è tua, uomo!
La forma, la materia, il suolo sono argomenti fertili per la tua voglia di mimetizzarti nel tuo abito di memorie, quelle da ricordare.
Così hai cominciato a cambiare l’ambiente che ti circondava per dare un senso al tuo pudore.

1.5 METAMORFOSI “B”
Uscire dalla tua città di pietra per entrare nell’irreale, per scoprire nuove sensazioni represse prima.
Metamorfosi perché vuoi che il tutto si trasformi e ti appaia, come in un sogno, una realtà nuova che possa dare fine alla città costruita dall’uomo-mostro, pronto sempre a decidere sulle sorti dell’umanità; pigro e ormai lontano dal sogno.
Metamorfosi perché il sorprendente, il fantastico è il desiderio di tutti, ma da molti conosciuto solo inconsciamente.

1.6 L’AMBIGUITA’ DEL SORPRENDENTE
Quante volte ti è capitato di passare per una strada e notare qualcosa che ti sembra di avere già visto, e ti ritornano alla mente una serie di immagini, quasi come se avessi vissuto un’altra vita. Questi stimoli, alla fine, ti portano a scoprire nuove cose, nuove immagini, anche se non concrete, ma non riesci a metterle insieme finché poi ti ritrovi intorno le solite cose.
Interesse alle superfici e poi alle forme e poi ancora ai colori di qualcosa che ti appare sul paesaggio e che colpisce la tua immaginazione. Poi improvvisamente ed in conseguenza ecco la curiosità di scoprire al di là quello che immagini e quello che non immagini.
I tuoi pensieri sono annullati ed il sorprendente ti appare come stimolo alla tua mente.
É probabile vedere dietro la tenda, in una luce soffusa, mentre fermo sei ad aspettare l’autobus; è sicuramente una donna bellissima e ti sta guardando, non aspetta altro che i tuoi baci; infine passa l’autobus e tu lo prendi, sfuggendo il tuo sogno d’amore per consumarti nuovamente nelle tue cose di sempre.
É probabile! É probabile che l’interesse che suscitano in te queste superfici sia inconsciamente sollecitato dal desiderio di conoscere ciò che è “dietro” non si riconosce, piuttosto che quello che appare fuori!

1.7 IL NON SPESSORE E LA TRASPARENZA
Le solite cose, proprio quelle che ti circondano nella tua vita di uomo normale, che quasi per costrizione ti opprimono, ti soffocano nella loro pesantezza più assoluta; ed allora la voglia di mutare queste cose, e poi tendendole, creando delle cose sottili, leggere, dove ci guardi quello che vuoi e non vedi più grigiore. Una forma qualsiasi, plasmata, ambigua nel suo insieme e nella sua consistenza fragile dà l’idea di quel che si vuole dire; ma è sempre la tua immaginazione una forma fragile facilmente valicabile e per questo quasi trasparente, sintomo di freschezza, semplicità, leggerezza. Cosa è per te una tenda, una scena di teatro di posa?
Vorrei darti un suggerimento per evitare che i tuoi occhi trasmettono alla tua mente il “pathos” della scena; forse dietro non c’è quello che tu pensi ora, con la tua Semplicità di fumetto sorpassato. La luce ti inganna, fratello! Mette in risalto le ombre, le ingigantisce, ti tira brutti scherzi, rendendosi complice della tua coscienza sporca.
Amico, distruggi lo spessore che ti impedisce di giungere alla verità, l’ostacolo più difficile nasconde l’insidia e la ipocrisia organizzata per mangiarti il fegato, scegli la trasparenza e non avere paura delle ombre.
Vorrei costruire per te una scena, e tu sai, la scena è senza spessore, e farti partecipe delle ombre del giorno, prova anche tu a radere al suolo la memoria di pietra!

1.8 LA NEBBIA
Un insieme di linee curve, di cerchi che si concatenano e tutte insieme concorrono nella creazione di un paesaggio nuovo; da lontano, in una prospettiva diversa, poi pian piano ti avvicini e scopri dei particolari, alcuni ben studiati, altri trasformati dalla natura, e insieme cambia la trasparenza; puoi persino penetrare quella struttura e nel penetrarla noti altre immagini slegate che poi sta a te ricostruire.
Prova in ogni modo, costruirai la tua immagine. Trasmettila agli altri, ma sappi che tutto questo per te adesso è nebbia.
Sognare, e sognare ancora, fino al punto di pensare di avere certe situazioni e ti sembra quasi reale la maniera con la quale si svolgono i fatti, vedi cose mai viste…eppure le vedi. É un intreccio di creazioni ondeggianti, quasi fumanti e sfumate; non riesci a percepire quello che effettivamente il sogno emana con i suoi colori e le sue immagini folgoranti che cambiano, tu lo sai, secondo quello che hai provato o che provi in quell’istante e che ti viene quasi tramandato.
Non sai dove puoi arrivare e quando ti svegli, anche se riesci a spiegarti in parte le sensazioni provate, hai quasi dimenticato del tutto il sogno, ti resta soltanto l’illusione.
Ecco di fronte a te la realtà.
Viaggiare attraverso i ricordi spesso ti porta in una stanza piena di nebbia, e corri, come un bambino, alla ricerca di una sicurezza. Ma non trovi la mano di tua madre.
Io sarò per te nebbia e ti avvolgerò per non farti vedere il tempo che, complice degli specchi, ti ha fatto invecchiare; quel bambino di ieri oggi è un lercio cadavere coperto di stracci e fetido come terra, intriso di morte. Ho costruito un tempio per il tuo oblio, e tu non lo vedrai quando sarai al suo interno, ti coprirà di nebbia.

1.9 LA LUCE
L’uomo vive e riesce a percepire la vita: il trascorrere del tempo. Mettendosi in rapporto con le cose, gli oggetti che lo circondano e le sue facoltà, fra cui il tatto, l’udito, la vista e fattori esterni, fra cui la luce, che per lui diventa sicurezza nel poter definire quella cosa, poterle dare una forma, una catalogazione, per poi ritornare in te, nel ricordare quella cosa, nel confrontarla con le altre, nell’immaginarla diversa; ecco cos’è la luce; la vita per l’uomo. Che sensazione meravigliosa quella di vivere in un luogo che al tuo apparire ti offre, quasi per incanto, perché percepita, la libertà di muoverti spontaneamente, quasi conoscessi già quei luoghi.
Ma ti accorgi che non è soltanto questa la ragione del tuo star bene; sono gli accostamenti, le fusioni continue delle immagini, che danno armonia all’insieme.
Ti accorgi che armonia è luce. Quel qualcosa che dà senso a tutto il nostro vivere. La tua sicurezza, la tua spavalderia, la tua amica, nel bene e nel male. (Controllarla non sarà per te solo una funzione intellettuale, ma anche sensoriale).
Hai mai pensato che la luce ti può anche ingannare, sorprendere, accecare, e può cambiare il colore della tua maschera? La mia città senza mura ti darà lo “Shock” della luce, potresti finire per odiarla, se non hai il coraggio di renderti conto della tua imbecillità.












Il sogno di Ruggero



Il sogno di Ruggero Ugo Arioti@2011



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Il vento passava sopra le pietre con la sua insaziabile forza e le spostava, facendole rotolare sulla sabbia della duna di Metredisto tra il vecchio e il primo Mondo. Come farò ad arrivare fino a domani, pensava Ruggero, al colmo della sua luna. La battaglia lo aveva portato fuori da ogni luogo conosciuto. Ora poteva vedere anche i morti e parlare con loro, ma non credeva di esserlo anche lui, anzi sembrava proprio ancora tutto d’un pezzo, anima e corpo!“ Dovè il mio cavallo?”penso possentemente Ruggero d’Altavilla, alzandosi in piedi contro il vento nemico e la sabbia fitta come nebbia.-Sono qua Ruggero nella Terra dei Cavalli, dove i sogni hanno giusta sede, magister! Sono ancora forte, corro, galoppo, magari non più come prima, ma ti ho servito, obbedito, divertito. Ho condiviso con te sudore e lacrime, battaglie e ferite, ma ora mi devi lasciare andare Ruggero!-L’ombra di Giuditta d'Evreux lo avvolse e lo consolò!-Va e riprendi il tuo cavallo, io ti aspetto alla Rocca!- disse quello spirito o così gli parve di sentire.Gridò più forte del vento il nome del suo cavallo e quello, come sempre, obbediente tornò dalla terra dei sogni per riportarlo a Mileto!Calvalcò per tre giorni dentro quel deserto immane, senza tempo e quando le garitte antiche che segnavano il confine tra la terra e il cielo apparvero ai suoi occhi gonfi come rospi dentro una pozzanghera, finalmente, cadde dal suo destriero e si addormentò.Trascorsero giorni, forse, prima che una fanciulla dalle sembianze delicate e dalla carnagione fresca come l’acqua e eccitante come il buon vino, lo svegliò e diede un nome al suo sogno: la morte è un'altra porta dell’esistenza!“L’esistenza terrena è il tempo che ci accompagna, in modo più o meno completo, nei vari passaggi dalla nascita alla morte...”- Goffredo!- urlò il Duce destato dall’acqua fresca e dal corpo soave e impudico della fanciulla del Sole.- Mio signore, non è uso gridare in queste lande eterne. Il vento porta la voce e qua di vento c’è solo il respiro dell’anima!- disse la fanciulla accarezzando la testa enorme e grossolana del condottiero senza esercito.A fatica Ruggero aprì gli occhi, la luce del sole gli dava un enorme fastidio e un dolore freddo come il sale di pietra.Le sue mani carnose e ossute, piene di calli e cicatrici, ruvide e sporche di fango, cercavano di aprirsi come fiori al mattino, per toccare quel manto carnoso iridescente e vellutato, ma non si muovevano che due dita. Assolutamente insufficienti a sentire il suo calore e la sua forza!Le palpebre pesanti si serrarono nuovamente e nell’ombra del suo occhio vide apparire Giuditta. Sorrideva e muoveva le sue vesti di seta bianche come lenzuola d’amore in un letto immenso e contornato da palme e da una luce accecante.- Vieni amore mio … vieni con me ….- cantava Giuditta!- Non posso devo uccidere questi straccioni che il papa mi manda contro. Non ora. Non ora. Non ancora ….-“Domandai a Dio tutto per godere la vita e Dio mi ha lasciato la vita perché potessi apprezzare tutto.”- Questi straccioninon sanno più che cosa inventare. .....- lamentava Ruggero.- Ascoltali mio Signore e troverai la chiave!- disse la fanciulla del Sole mentre si scioglieva in carezze, verso quell’ammasso informe di carne umana e corazza che grondava sangue, latte e sudore di fango da ogni lato del suo involucro fisico.A poco a poco il guscio si andava sciogliendo e l’acqua, che cominciava a cadere da un cielo azzurro e assolutamente bugiardo, portava via quella crosta d’essere umano belligerante e infetto.- Una volta ti ho amato mio bene profondo e doloroso.- gli uscì dal petto come fumo dalla carne bruciata.- Quelli che erano vecchi e sofferenti sono ora vigorosi e gagliardi. Quelli che erano feriti o storpi sono di nuovo integri e forti … -- Come noi li ricordiamo nel sogno dei giorni e dei tempi passati?-- Sono tutti felici e contenti, tranne che per una piccola cosa: ognuno di loro sente la mancanza di qualcuno molto amato, qualcuno che hanno dovuto lasciare indietro...-- Giuditta! Sei tu allora?-“Ti ho amato di un amore sterminato … La mia anima non era con me ma con te, e se non era con te non era in nessun posto …”- Sono stato un vigliacco. Un codardo.-- Un uomo, Ruggero. Un uomo. Solo un uomo. – Ora il Conte giaceva nudo su una spiaggia dorata incorniciata di palme lussuriose e verdeggianti e animata dagli uccelli del Paradiso colorati e luminosi.La corazza e l’elmo piumato scintillavano al sole come in una vetrina d’esposizione prima della pugna e tornava, ad accarezzare il suo corpo virile, una brezza marina leggera.Nella brezza leggera e nell’ebbrezza del ritrovarsi ancora vivo vide un tritone e una sirena che chiacchieravano ...- Chi siete?- gridò col piglio del Re!Quelli si rituffarono nelle acque chiare della laguna e sparirono dai suoi occhi.Ruggero si stupì, poi si rammaricò. Era stato lui con le sue brutte maniere a far scappare gli angeli da quel luogo infinito di pace?- Parla senza voce e il Mondo ti ascolterà!-- Giuditta, amore mio, dove sei?-- Dentro il tuo cuore, smembrata e disciolta come neve al sole!-- Vorrei toccarti ancora e carezzare le tue mani delicate e lunghe come le ombre dei miei pensieri. Ma non ti vedo. Non ti vedo più. Ma ti sento … -

mercoledì 25 gennaio 2012

Lettera della scuola di Ecologia Culturale

Siamo ancora con voi attraverso questo nuovo sito che ha un titolo significativo. Rappresenta l'anima dell'Universo che è racchiusa in una immaginaria linea sottile che segna senza definirlo esattamente il confine tra il cielo e il mare o, se volete tra terra e cielo, tra i quattro elementi: terra, acqua, fuoco ed aria. In questa linea sottile, delicata, ma forte, sta il senso del nostro lavoro da formiche. costruiamo lentamente un pensiero comune che unisce e non divide gli uomini. Un ponte tra le culture, tra le idee e le professioni di idee che troppo spesso vengono usate per creare POTERI "MURATI". Abbiamo bisogno di solidarietà e di sostegno vicendevole per superare questo vecchio Mondo in cui il Denaro è Dio e gli speculatori decidono le sorti di milioni di esseri umani al solo altare dell'avidità e dell'egotismo che genera potere negativo. La scuola di Ecologia Culturale è un luogo di scambio di esperienze e di costruzione di tecniche democratiche e pacifiche per lo sviluppo sostenibile delle società umane e si muove per realizzare iniziative (prevalentemente in partnership) per l’educazione dei giovani ( la scuola del territorio e uno dei partner naturali della scuola) e lo sviluppo di un capitale umano di eccellenza che dovrà essere protagonista dello sviluppo culturale ed economico delle società e dei popoli Euro Mediterranei.


Ugo e Daniela Arioti



martedì 10 gennaio 2012, 13.50.53 Secem


Cari amici, oggi che siamo a pochi giorni dalla chiusura del servizio splinder e forse anche di questo blog, vogliamo ricordare quella sera del 14 Novembre del 2007 quando la nostra Associazione Culturale decise di formare un blog per scambiare notizie, commenti, articoli, news e quant'altro per contribuire al dialogo interculturale e, assolutamente, ecologico, cioè basato su obbiettivi comuni, piuttosto che su divisioni e settarismi culturali, ideologici e religiosi. Infatti la nostra attività parte effettivamente a marzo del 2008, con la manifestazione durata una settimana che abbiamo tenuto nel Comune di Petrosino(TP) denominata L'ELZEVIRO 2008 che si è aperta con il convegno che abbiamo tenuto al Baglio Basile (Petrosino) che lanciava un ponte tra la regione sudeuropea cattolica e quella africana, fatimita e islamica:L’etica globale condivisa e i modelli di interscambio culturale nell’area Euro Mediterranea presieduta da Don Giuseppe Costa, direttore della Libreria Editrice Vaticana e dal Senatore della Repubblica Tunisina Habib Mastouri, con la partecipazione del Preside della Facoltà teologica Siciliana Padre Antonio Raspanti, di professori universitari e del Ch.mo Prof . Aurelio Rigoli Presidente del Centro Internazionale di Etnostoria di Palermo, il Prof. Francesco Silvestri (fondatore della prima scuola italiana di ECOLOGIA CULTURALE), il Prof. Vincenzo Porcasi dell'Università di Trieste e ancora il Prof. Liborio Furco oltre ad Enti e Associazioni e il Sindaco di Petrosino. Da allora in quattro anni di notizie abbiamo avuto, per noi, un notevole successo con oltre 15.000 presenze registrate e migliaia di commenti ai nostri post. Crediamo che questo lavoro non sia stato vano e che se anche una goccia di quello che abbiamo prodotto resterà viva sarà già un grande successo per la comunicazione e la fratellanza vera tra le genti, nella libertà di coniugare, ognuno secondo le proprie idee e convinzioni, ma senza incrostazioni culturali che generano POTERI OCCULTI da un lato e FONDAMENTALISMO dall'altro. tutti abbiamo un obbiettivo: conservare ai nostri figli questo Pianeta con più risorse possibili e per tutti. Questo per noi non è un ARRIVO, ma cercheremo di continuare il nostro pellegrinaggio e a portare avanti questo modello di mondo ECOCULTURALE di tutti.Arrivederci da Daniela, Ugo e tutti gli amici che ci hanno suppotrtato e sopportato in questi quattro anni. A presto!

RISTORANTE GIARDINO

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- Pronto Carla … come stai? Giuliano cresce!? Ti chiamavo per ricordarti che sabato Fausto e Laura fanno tredici anni di matrimonio.-
- Lo so Ninni.-
- Certo. Era solo per rammentare a te e a me che dobbiamo organizzarla noi a sorpresa la festa …!-
- Giusto. Hai ragione … Ristorante Giardino!?-
- Esatto!-
Da due mesi Ninni e Carla, amici sin dal liceo, preparavano in silenzio la ricorrenza dei tredici anni di matrimonio di due loro amici e compagni di scuola. Il perché dimorava nell’affetto che legava insieme amici di lungo corso, dalla scuola media superiore, e i loro rispettivi compagni. Si erano ritrovati, per quei fili che muove il destino e la pancia, a frequentare lo stesso teatro e lo stesso ristorante.
- Sabato c’è la commedia di Paride al Piccolo!-
- Infatti!-
- Paride lo sa?-
- Si l’ho detto a Emilia.-
- Ascolta se ti va bene possiamo vederci oggi pomeriggio al Circolo e ci organizziamo … anche perché … -
- Anche perché cosa Ninni?-
- Poi te lo dico.-
- Non mi dire?-
- Non ti dico niente. Ma che hai capito? No assoluto! Si tratta di un problema sentimentale … -
- Ma come fai a sapere sempre tutto in anticipo? Sei un paragnostico o un para … ?-
- Basta. Ci vediamo alle quattro e mezzo al Circolo. Ok?-
- Ok! E mi racconti!-Quando Ninni parlava di problemi sentimentali c’era nell’aria un racconto d’appendice con una trama lunga quanto la tela di Penelope. Cosa poteva essere successo a Fausto e Laura? Carla, più curiosa di una scimmia

Dialogo di due padri separati

- Quando qualcuno mi ha detto che il tempo attenua il dolore io gli ho creduto ....ma si sbagliava perché ogni giorno urlo dentro sempre più forte fino a spaccare la pelle ...voglio mio figlio !!-
- Allora? Ora non ridi più quando ti dico che i vampiri sono in mezzo a noi e che si nutrono della nostra anima? Si vestono da donne e ci succhiano il sangue … ma non basta ci tolgono anche i nostri figli. E la Legge le protegge! Questo è il buffo gusto amaro della tragedia dei padri separati!–
- Hai ragione Luigi. Ero stupido e cieco. E dire che l’ho difesa. Ho sempre detto che comunque erano andate le cose lei era una persona corretta e “onesta”… Pensa onesta!?-
- E’ la legge della relatività. E tu eri dall’altra parte della Luna quando contestavi a tutti noi la sua onestà e la sua lealtà. Guardala adesso la sua “rettitudine”, ora che hai di fronte il suo vero volto.-




Luis Mallet