lunedì 6 febbraio 2012

Domani è un altro giorno, si vedrà! ( da Bellavista & Co)






Ettore Bellavista era al bar, quando arrivò la busta gialla. In un paese come il nostro ci conosciamo tutti e non vi deve sembrare strano che Filippo Gioè, il postino, consegnasse una missiva proprio al tavolino del bar. Ettore la aprì accuratamente. La lesse e la rimise a posto. Pensavo che fosse qualcosa che aspettava da tempo e che si era risolta finalmente; una vecchia vertenza con un amministrazione pubblica, una vecchia storia, una vincita. Finalmente pensai!  Ora poteva tirare un respiro di sollievo,  invece lui restò fisso e imperscrutabile. Insomma proprio incomprensibile no.  Mi parve che gli scendesse una piccolissima lacrima dall’occhio sinistro, quello del cuore! Non ci posso giurare! Ma qualcosa di melanconico attarversava la mente dell’amico mio. Mi guardò come si guarda una persona amica e fedele, pose la sua mano sulla mia spalla e mi disse:- O Capitano! Mio Capitano! Il nostro viaggio tremendo è finito …-

- L’ho sentita in un film, non vorrei sbagliarmi ma non era quello con Robin Williams … Carpe diem?-

- Il film aveva un altro titolo, ma quello che ricordi, è la poesia di un scrittore americano dell’ottocento: Whitman!-

- La mia ignoranza sul movimento letterario americano dell’ottocento è assai profonda, a parte Hermann Melville impareggiabile e fantastico creatore di Moby Dik e Mark Twain col suo Tom Sawyer, non so assolutamente nulla.-

- Non è nulla, anzi! Tra questi che hai citato puoi inserire Whitman e, se vuoi allargare un po’ i tuoi orizzonti, mettici anche Harriet con la capanna dello zio Tom.-

Sorrise e il suo sguardo riprese luce e colore. Ordinammo un altro caffè e una cassatedda con la ricotta. La notizia arrivava dal suo avvocato, quello che aveva curato la sua separazione consensuale dalla moglie che tutto d’un tratto aveva scoperto di non amarlo più o di non averlo mai amato o qualcosa del genere. La nota era sul tavolo piegata in quattro e infilata dentro una busta gialla col suo indirizzo, al centro su un post incollato e il timbro dello studio legale  di Palermo.  Non potevo fare a meno di osservare quella busta. Curiosità? Non lo so, era più forte di me. Ettore prese la busta e la spinse dal mio lato:- Puoi leggerla!-

- No, figurati ….io …- risposi impacciato.

- C’è scritto che la causa di divorzio è fissata per il sette settembre di quest’anno.-

- Scusa.-

- Di che?-

- Della mia curiosità femminina…insomma…-

- Salvo, stai tranquillo, non hai violato nessun tabernacolo! È una comunicazione, niente altro che una semplice lettera che mette in agenda l’arrivo in porto di questa ossuta nave del divorzio. In Italia ci vogliono tre anni prima di poter dire che sei divorziato e, quando c’è una signora che ci specula su per alzare il prezzo il tempo si allunga. La Legge è dalla loro parte … Ma per ora non ci voglio pensare, domani telefono al mio avvocato e fisso un appuntamento per capire cosa devo fare.-

Il bar dove ci incontravamo, quello sul corso appena superata la matrice, dal lato opposto, è uno di quei luoghi dove il tempo sembra essersi fermato. Il proprietario, burbero all’apparenza, tutto sommato è un brav’uomo.  Ogni volta che Bellavista deve pagare trova sempre un modo per regalargli qualcosa. Ettore è un cliente familiare. Così anche quella volta, u zu Cicciu, non ci fece pagare in ricordo della vecchia comune militanza nella squadra di calcio del paese. Bellavista gli ripeteva sempre: “ Ciccio oh Ciccio, vedi che non vengo più se non mi fai pagare” e quello: “ E che sarà mai per un caffè che offro a un carissimo amico …vieni sempre che per te è sempre aperto!”.La liturgia comporta che dopo il caffè si fa una passegiata sul Cassaro verso il falso monumento del Marchese di non so cosa che per sua comodità e onore, essendo sindaco, fece costruire in quel posto del Corso una fontana  significativa nella piazza e la gente la chiamò la fontana “dell’ottu cannola” per via delle otto bocche di metallo da cui esce l’acqua che si riversa nella vasca al cui centro sta in bella mostra una lapide baroccheggiante ( come fosse stata eretta secoli prima!) che racconta l’evento ai cittadini. Si cammina e si chiacchiera.

L’aria è frizzante al crepuscolo e invita ad ammorbidire anche i discorsi. Parliamo di dolci e di ricette di carne, pomodoro e melanzane.

Ci salutiamo un oretta più tardi e ognuno riprende il suo solito tran tran. Penso ancora a quella busta gialla e ricordo le parole di Ettore durante quella pausa caffè: “In Italia ci vogliono tre anni prima di poter dire che sei divorziato e, quando c’è una signora che ci specula su per alzare il prezzo il tempo si allunga. La Legge è dalla loro parte …”. La legge è dalla loro parte? Allora meglio non sposarsi mai! Se dopo una vita di sacrifici ti ritrovi a dover subire l’ingiuria dei Magistrati,  del tempo e di una stupida donnetta che vede il matrimonio come una azienda personale da far rendere il più possibile. Mi riferisco al suo caso, naturalmente. Mi chiedo dove sono andati a finire i principi, la morale il comune senso del pudore. Meglio non rispondersi e andare a dormire. Domani è un altro giorno, si vedrà! Siamo siciliani!

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